#15 LA POETESSA DI SON DONG

Ly e TamNon avevo mai conosciuto una persona che inventasse rime con tanta facilità. E non avrei mai detto di incontrarla proprio in un villaggio disperso della campagna vietnamita, An Lap. Minuta e sorridente, Ngoc Thi Ly mi ha accolta nella sua casa in un uggioso sabato pomeriggio d’inverno. Sedevamo sui gradini di cemento dell’ingresso, mentre già calava la sera.Oggi voglio raccontarti la mia storia, anche se la mia vita non è stata niente di eccezionale fin’ora. Anzi, ho sempre dovuto lottare per ottenere qualsiasi cosa, nessuno mi ha mai regalato nulla. Adesso ho 37 anni e una figlia di 6, Tam, che è la mia gioia. Non posso dirti di essere felice e spensierata, dal momento che incontro quotidianamente molte difficoltà, ma sono serena ed ottimista rispetto al futuro e questo mi basta. Forse anche la mia passione per le poesie, che invento ogni giorno in compagnia di mia figlia, è un modo per evadere da una realtà non proprio gratificante. L’unico mio desiderio è poter offrire una vita migliore a Tam… per ora ce la immaginiamo, così il nostro mondo è abitato dalla fantasia invece che dai problemi quotidiani.Sono nata in questo villaggio, da piccola vivevo con i miei genitori qualche campo di riso più in là;  aiutavo la mamma nelle faccende di casa e così ho imparato tutto ciò che una donna deve sapere. Non andavo a scuola, o meglio, ci sono andata solo per due anni a causa dei miei problemi di salute. Soffrivo e soffro tutt’ora di epilessia, ma al tempo della scuola primaria avevo crisi frequenti, così i miei genitori decisero di tenermi a casa. Il risultato? A 37 anni non so fare le addizioni.Comunque ora, come vedi, ho una casa tutta mia, in muratura. È nuova, l’abbiamo costruita pochi anni fa. Da allora la mia vita è nettamente migliorata, non devo più subire i capricci del tempo. Prima di trasferirmi qui abitavo in una casa di paglia e fango, in una conca leggermente più bassa del livello della strada; quando pioveva o veniva il vento forte erano guai: l’acqua entrava in casa e allagava tutto, puoi immaginare come diventasse il pavimento in terra battuta. Un lago. Così non si poteva andare avanti, perciò ho chiesto alle autorità locali un nuovo appezzamento di terreno dove poter costruire una casa più confortevole. Ed eccomi qui. Purtroppo questo ha avuto anche delle conseguenze negative, perché mi ha allontanato dalla mia famiglia e ho anche perso di vista i miei fratelli.

Non mi sono mai lasciata abbattere da tutte le difficoltà che ho incontrato nella mia vita e sono fiera di ciò che sono riuscita a costruire perché so che tutto ciò è frutto del mio impegno e dei miei sacrifici. Per sopravvivere raccolgo materiale di scarto lungo le strade della mia città: vetro, plastica, alluminio, tutto ciò che riesco a recuperare. Quando il mio sacco è pieno mi reco al mercato, lì rivendo il materiale a qualche netturbino, il quale poi lo rivenderà a sua volta a qualche centro di riciclo. È così che mi guadagno da vivere. Ma come puoi capire non posso fare affidamento su un’entrata sicura: il mio guadagno varia a seconda di quanto materiale raccolgo e, quando piove o non mi sento tanto bene, non posso lavorare. Per questo ho vissuto momenti di grande difficoltà ed ho deciso di rivolgermi all’Unione delle donne affinché potessero darmi un aiuto. Sono state loro a mettermi in contatto con un’Associazione italiana, il GTV- Gruppo Trentino di Volontariato. Io non li conoscevo, ma quando mi hanno parlato di una famiglia italiana intenzionata ad aiutare me e Tam mi sembrava di sognare! Non era mai successo che qualcuno si preoccupasse per noi!IMG_0243

Così dopo poco tempo abbiamo ricevuto la prima lettera dalla famiglia italiana che ci supporta: è stato bellissimo imparare a conoscerli!

È emozionante pensare che qualcuno, dall’altra parte del mondo, si preoccupa per te e fa del suo meglio per renderti la vita più facile. In poco tempo mi sono sentita più tranquilla e fiduciosa, ho iniziato ad avere meno pensieri. Grazie a questa famiglia mia figlia può frequentare la scuola e pensare ad un futuro migliore. Riceviamo il riso, fondamentale per la nostra alimentazione; poi ci sono le visite mediche annuali, i vestiti e il materiale scolastico. Insomma, la nostra vita è decisamente cambiata, non finirò mai di ringraziare quella famiglia! Ogni anno ci scambiamo delle lettere in cui ci raccontiamo cosa ci succede e Tam parla dei suoi risultati scolastici. In questo modo possiamo conoscere persone che abitano in un altro Paese e, allo stesso tempo, possiamo far conoscere il Vietnam e la nostra cultura. Tam si emoziona sempre quando riceviamo una lettera dalla famiglia italiana, la legge talmente tante volte che alla fine la impara a memoria! Dice di volersi impegnare nello studio per meritare l’aiuto che riceve. Io sono felice perché solo in questo modo potrà trovare un lavoro da grande e sperare in una vita diversa da questa. Ecco, senti cos’ho scritto per ringraziare i nostri sostenitori italiani:

“La mia vita è come un albero pieno di germogli
per favore aiutami a prendermi cura di loro
affinché possano fiorire e crescere in salute.
Se porti la felicità alle persone
Dio saprà ringraziarti in futuro.”

Così, con una poesia, terminava il racconto pieno di speranza di Ly, la poetessa di Son Dong che gioca con le parole ed ha il sorriso dolce di una bambina.

di Anna Brian

CONTESTO

La provincia di Bac Giang, che comprende il distretto di Son Dong, è una delle più povere del Vietnam. Le condizioni di vita di molti bambini nati qui sono difficili: oltre ad essere un territorio che vive di agricoltura di sussistenza, la zona, al confine con la Cina, è afflitta dalla piaga del traffico di esseri umani. Accade spesso che giovani donne vengano rapite dalla malavita locale, in accordo con quella cinese, per essere costrette a matrimoni forzati o inserite nel circuito della prostituzione estera. I bambini che restano senza madre sono spesso molto piccoli e, in molti casi, questo li porta a venire abbandonati anche dal padre. Si ritrovano quindi orfani, insieme ai fratelli. La comunità cerca di aiutarli: i vicini di casa, o qualche parente, accolgono i bambini in casa , ma essendo a loro volta estremamente poveri hanno bisogno, per poter sfamare una persona in più, che una persona in più lavori nei campi insieme a loro. Quello che succede, quindi, nella maggior parte dei casi, è che i bambini non possano andare a scuola per aiutare la famiglia durante il giorno. Un altro grosso problema è che la dieta, in queste zone, comprende quasi solamente riso, provocando gravi disturbi di malnutrizione, risentiti in maniera particolare proprio dai bambini.
PROGETTO
Il Sostegno a Distanza di GTV è realizzato in forma personale e rivolto ad un solo bambino. Con 240 euro all’anno il bambino sostenuto può usufruire di 80 g di riso, che vengono consegnati alla famiglia per garantire i pasti completi di ogni giorno e per sopperire alle mancanze causate da una persona in meno al lavoro nelle risaie; di un check up medico periodico; del pagamento delle tasse e del materiale scolastico; di nuovi abiti e di accessori per l’igiene personale.
Con un ulteriore contributo di 60 euro all’anno, alla famiglia o ai tutori del bambino sostenuto viene offerta la possibilità di far parte dei club creati da GTV con l’intento di offrire cicli di formazione specifica in tema di malnutrizione, sicurezza alimentare e contabilità di base, per dar loro accesso ad un fondo di microcredito, attraverso il quale realizzare investimenti fondamentali per un miglioramento a lungo termine della loro condizione, rendendoli autonomi. Per maggiori informazioni visita il nostro sito: www.gtvonline.org
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