#52 IL PONTE TRENTO-CAIA

 

Intervista a RCC‘Credo sia stata proprio la voglia di ‘conoscere il mondo’ a farmi scegliere di studiare lingue e letterature straniere. Sono rimasta affascinata dagli studi coloniali e post-coloniali: proprio quella letteratura, che ho imparato ad apprezzare come incontro e comprensione dell’Altro, mi ha aperto per la prima volta prospettive nuove’.

Comincia così il suo racconto Jenny, oggi direttrice del Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale, già mente/braccia/cuore del primissimo CAM delle origini, che col Mozambico ha avuto e mantiene tuttora un legame molto…speciale.

Ma partiamo con ordine. Il primissimo incontro con l’Africa di Jenny ha il volto di Laura Pierino, una ragazza italiana che ha fatto una scelta di vita radicale, mollandoo tutto e tutti per dedicarsi all’assistenza di lebbrosi e minori in situazioni di disagio sociale nella periferia di Pemba, in Mozambico. Jenny decide che è arrivato il momento di ‘fare il salto’ e, per 4 mesi, parte per andare a dare una mano a Laura nel suo ‘Lar da Esperança’. E’ la prima volta in Africa, un’esperienza fortissima: “Dopo 3 settimane presi la malaria, e pensai fosse già tutto finito. Il corpo non mi reggeva più, sperimentai davvero cosa significhi il limite fisico. La mia condizione di inferma fu però la molla che mi fece cambiare radicalmente prospettiva su quello che vivevo: non vedevo più un Paese degradato e povero, ma un posto che pullulava di vita e che aveva tantissimo da insegnarmi”. Lasciare Pemba è molto difficile, ma Jenny sente che è il momento di tornare, fermarsi a riflettere su quanto ha vissuto e lasciarlo sedimentare per capirlo meglio.

Il suo rientro coincide con un periodo di grande fermento nel settore della cooperazione internazionale. Il Ministero degli Esteri, assieme al Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) e alla sua branca operativo-progettuale (UNOPS), stanno avviando un nuovo programma di sviluppo umano basato sul partenariato territoriale: la cooperazione decentrata.

148-4823_IMGAnche il Trentino viveva un periodo di grande vitalità in questo settore: già era partita l’esperienza del tavolo provinciale con il Kossovo; la proposta di UNOPS è raccolta favorevolmente dalla Provincia ed dalla neonata Sottosopra, di cui Jenny fa parte assieme a Paolo Rosatti, Paolo Tonelli, Micaela Gilli, Danilo Merz, Lino Orler, Mauro Di Valerio e tanti altri che si stavano dedicando a pensare ed agire modi nuovi di “cooperare” con l’Africa. Un vero e proprio laboratorio che coinvolgeva tantissime persone, realtà organizzative, giovani mozambicani che studiavano a Trento.

Il Trentino viene quindi associato in partenariato con il distretto di Caia in Mozambico, che Jenny visita per la prima volta in occasione di una missione a fine 2000. Ma una nuova partenza non è ancora in agenda. Con l’avvio del tavolo, Jenny ed Anilza Mulchande, amica e collega mozambicana, si impegnano soprattutto nella promozione del Mozambico in Trentino organizzando dibattiti, proiezioni cinematografiche, cene e feste, per far conoscere quel Paese lontano ma sempre più vicino e presente nella vita di molti trentini: “E’ in quelle occasioni che, con Anilza e con la sorella di Abdul, ho imparato a cucinare mozambicano, in particolare le chamussas e i rissois”. Sono anni di impegno soprattutto per far crescere l’esperienza del tavolo, animato da sempre più numerose realtà trentine.

Nel 2003 arriva finalmente l’occasione per una nuova partenza, inizialmente per avvicendarsi con il collega Alberto Pasini, poi per restarci in modo stabile: fino al 2007 Jenny vive a Caia come coordinatrice del CAM (fino al 2006 seguendo anche il settore socio-educativo). A sostenerla nel suo lavoro, sul piano professionale ed umano, ci sono il CUAMM a Beira e la famiglia dell’amica Anilza a Maputo, che la accoglie come una figlia nei passaggi in capitale.

“Caia mi ha offerto il raro privilegio di poter vivere e lavorare in un contesto molto dinamico e in rapido cammino; l’opportunità di lavorare in un programma multisettoriale, assieme a colleghi di aree disciplinari diverse e complementari, di crescere a fianco di istituzioni giovani, intessendo un dialogo che partiva dal livello locale per arrivare a quello nazionale. Uno spaccato di vita a tutto tondo, quella di una comunità che si risollevava dopo un lungo conflitto. Lo considero un privilegio, pur nelle tante difficoltà che l’hanno attraversato”. 

Sono anni così intensi e ricchi che riassumerli in poche righe è impossibile, anzi: raccontare rischia di rendere statico ciò che è vivo e vitale. Le abbiamo comunque chiesto di lasciarci un paio di flashbacks particolarmente significativi.

Intervento direttore Educazione

Le donne di Caia mi sono rimaste nel cuore, mi hanno insegnato quanta forza e bellezza può racchiudersi in una donna. Ricordo in particolare Terezinha, una signora anziana che era stata malata di lebbra: nonostante la guarigione, era rimasta emarginata dalla comunità e, per poter sopravvivere, portava l’acqua a domicilio, caricandosi di pesanti taniche. Le fu diagnosticato un tumore alla gamba: era a uno stadio già avanzato, le probabilità di guarigione bassissime. Lei era letteralmente terrorizzata all’idea di essere trasferita in un ospedale di città: non voleva fare la fine del padre, abbandonato in una discarica perché, lontano da casa, nessuno si curava di lui. Riuscimmo a farla restare a Caia. Un giorno mi confidò di non “sentirsi nemmeno più una persona” perché le mancavano il “lenço” (foulard per i capelli) e gli orecchini: anche nel momento più difficile e doloroso, sentiva profondamente il bisogno di essere bella e in ordine.

A Caia ho conosciuto donne straordinariamente forti madri che lottavano contro l’AIDS e non si sono arrese nemmeno davanti alla morte dei propri figli, contadine del mercato che, con la loro determinazione, sono riuscite a diventare insegnanti di inglese!

L’altro ricordo forte che porto con me riguarda la politica, parlo di quella alta, quella vera. Ho avuto la fortuna di conoscere e collaborare con persone che avevano a cuore il bene comune, motivate da ideali profondi, che si impegnavano per governare al meglio le poche risorse, che stavano dalla parte della gente. Tra questi in particolare l’amministratore Renço, con cui abbiamo instaurato una collaborazione molto proficua. Credeva molto nelle attività che portavamo avanti assieme ed in particolare aveva molto a cuore il progetto della radio comunitaria: per lui era uno strumento fondamentale per la prevenzione di rischi e calamità, era la gente stessa a sentirne l’esigenza. Nonostante alcune pressioni politiche, ricordo ancora il suo sguardo e il sospiro profondo quando mi disse solenne “andiamo avanti”, pur sapendo che attivare una radio in quel contesto non era affatto un’operazione neutra. Ma ci credeva fortemente ed era disposto a giocarsi tutto in prima persona.

Ogni anno vissuto in Africa è come se valesse per tre. Come già dopo Pemba, dopo Caia Jenny sente l’esigenza di rientrare per riassorbire e metabolizzare quell’esperienza straordinaria. Già dopo pochi mesi, ecco che le si prospetta una nuova, stimolante sfida: dare avvio al Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale a Trento, un’occasione unica per tradurre in pratica quanto aveva appreso vivendo a Caia. ‘Sono le persone che fanno la differenza, in tutte le cose della vita. Investire nella formazione è fondamentale’.

Nene, Jenny e Sara

Il rientro segna anche un’altra svolta importante: Nene, che conosce dai tempi dell’attivismo con Sottosopra e che vive da anni in Trentino, da semplice amico diventa il compagno della vita. ‘Ci siamo ritrovati come a metà di un ponte: io, italiana, con una parte di me in Mozambico. Lui, mozambicano, con una nuova vita in Italia’. Nel 2013 è arrivata Sara, lo splendido coronamento di questa unione sul ponte Trentino-Mozambico. L’augurio della sua mamma? ‘Che possa essere una donna profonda e leggera al tempo stesso, come tante splendide donne che ho incontrato lungo questo cammino. E che possa disporre di quel tempo, lungo e sconfinato, che la gente impiega, senza fretta alcuna, per salutarsi e costruire relazioni”.

Intervista di Barbara Zamboni

PROGETTO
Da oltre dieci anni il CAM interviene a Caia, in Mozambico, con un progetto multisettoriale di cooperazione comunitaria, sviluppando una lunga e ricca amicizia tra il Trentino ed il Distretto di Caia. Gli interventi vengono coordinati da una equipe di espatriati, che include responsabili dei settori e un coordinatore generale. Questo ruolo è forse quello più trasparente, nel senso che non si vede: il coordinatore infatti sta dietro le quinte e presidia le diverse attività, le relazioni e la comunicazione con le persone all’esterno e gestisce dall’interno lo staff. Da alcuni anni si sta avviando un intenso lavoro di formazione del personale locale e rafforzamento nella gestione, con l’obiettivo di “alleggerire” un po’ alla volta la presenza diretta passando tutte le attività ad una conduzione autonoma locale

www.trentinomozambico.org

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