#44 LE ESPERIENZE CHE CAMBIANO LA VITA

volpato1Quando si è giovani si ha tanta voglia di conoscere il mondo, viaggiare alla scoperta di terre sconosciute. Ampliare le vedute crescendo professionalmente ma soprattutto arricchendosi interiormente. E quando arriva l’opportunità di realizzare il proprio sogno, non pensarci più di tanto. Dire “sì”, forte e chiaro, e partire.

Marco Volpato, il 27enne studente di ingegneria della provincia di Vicenza, è un ragazzo semplice, posato. Da piccolo sognava di diventare cuoco oppure fisioterapista ma la vita, come spesso succede, lo ha portato su una strada diversa. Appassionato di geologia decide di iscriversi alla Facoltà di ingegneria di Trento, della quale aveva sentito parlare benissimo, non solo del Corso di laurea in Ingegneria ambientale ma anche delle attività extra-curriculari.

È proprio seguendo queste attività, che Marco conoscerà meglio l’ambiente della facoltà, e si avvicinerà all’associazione “Ingegneri senza frontiere (ISF)” affascinato dai principi e dagli obiettivi dell’organizzazione che sente affini. “Per chi non la conoscesse, l’associazione ha una sede locale in ogni città dove si trova una Facoltà di ingegneria, non solo qui a Trento” spiega Marco. Infatti, da quando si è trasferito a Torino dove frequenta la magistrale del suo corso di laurea, fa riferimento alla sede piemontese.

Era la fine del 2006, racconta Marco, quando entra per la prima volta in contatto con l’Associazione Trentino con i Balcani. In quel periodo frequentava un corso di formazione che prevedeva una visita studio nella zona di Kraljevo al quale parteciperà nel 2007. “Sono andato in Serbia con 13 ragazzi del gruppo ISF di Trento. Abbiamo collaborato con sette studenti della Facoltà di Architettura di Niš, membri dell’associazione AIESTE. Il nostro lavoro era mappare la valle dell’Ibar, un impegno previsto dal Patto territoriale ‘Put vode – la via dell’acqua’.”

L’idea del progetto era di recuperare le informazioni utili, fotografie, etc. tutto  quanto vi fosse di collegato all’offerta turistica locale. La cosa che colpì molto Marco fu l’accoglienza del popolo serbo. “La possibilità di trovarci nelle cucine con le persone, nel retro delle case dove il signore faceva la grappa e ce la faceva assaggiare, ci ha fatto tutti innamorare della Serbia e della zona di Kraljevo.” Racconta il ragazzo sorridendo.

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Per i due anni successivi l’ISF farà parte del direttivo del Tavolo, periodo in cui Marco segue le attività dell’associazione con la speranza di poter ripetere l’esperienza balcanica che lo aveva segnato profondamente. L’opportunità arriva nel 2009 con la proposta di fare uno stage di quattro mesi in Kosovo, a Peja/Peć presso la sede locale dell’associazione Trentino con i Balcani.

Marco aveva tanta voglia di conoscere la realtà del Kosovo perché come lui stesso afferma “più ne leggevo, e meno capivo”. Durante il conflitto balcanico lui era soltanto un bambino, spiega, e ricorda d’aver sentito qualcosa nei telegiornali dell’epoca ma le sue conoscenze dei luoghi, sia dal punto di vista storico che geografico, erano molto limitate. “Ogni volta che vado nei Balcani torno sempre con due domande in più. Lo sto dicendo in modo assolutamente positivo, un po’ per immagine semplicistica che viene passata qui dei Balcani. Sembra tutto molto facile, molto omogeneo mentre magari ci sono situazioni locali molto particolari.”

L’argomento dello stage svolto in Kosovo, dice Marco, è stato completamente diverso da quello fatto a Kraljevo, partendo dal tema generale che era quello della qualità dell’acqua. Il progetto è stato portato avanti in stretta collaborazione con la municipalità di Peja/Peć, in particolare con l’Assessorato alla Salute pubblica e insieme a una serie di altri attori locali, in primis l’Istituto per la salute pubblica. “Dal punto di vista personale credo che sia stata l’esperienza più bella proprio perché si lavorava con tantissimi partner diversi, coinvolgendo non solo la realtà locale, ma anche kosovara.” sostiene il giovane.

Vedere la voglia da parte dei collaboratori kosovari di mettersi intorno ad un tavolo e lavorare insieme ha colpito molto il ragazzo che non si aspettava sarebbero state coinvolte nel progetto così tante persone. Collaborando con loro ha lavorato anche sulla sua tesi che nasceva a partire da una serie di analisi sulla qualità dell’acqua. “I risultati di queste analisi erano tutti scollegati per un motivo o l’altro. C’era un Ente ministeriale che faceva misurazioni ma non metteva questi dati a disposizione degli enti locali. C’era la Facoltà di Priština, che insieme a quella di Trento, faceva analisi in due periodi diversi. Tutte queste informazioni non erano collegate e messe a disposizioni delle Istituzioni locali. Proprio questo è stato l’obiettivo della mia tesi,  mettere insieme cose che non erano minimamente coordinate.” Racconta Marco.

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Guardando all’esperienza col senno di poi Marco dice che è stata sicuramente positiva. Ricorda con affetto la capacità e la pazienza delle persone che ha conosciuto e con le quali ha lavorato in loco, e che l’hanno fatto sentire parte di una grande famiglia. A volte si accorgeva di fare degli errori temendo di non essere all’altezza,; si chiedeva se forse al posto suo si sarebbe dovuta trovare una persona più brava. Capiva, però, che solo così avrebbe imparato e sarebbe cresciuto professionalmente. “Col tempo mi rendevo conto che in realtà ero un semplice stagista e che le aspettative non erano così alte come lo pensavo allora.” Dice sorridendo.

L’unico dispiacere è stato quello di dover tornare a casa. Se avesse potuto sarebbe rimasto per un periodo più lungo dei quattro mesi nella terra kosovara. Prima della sua partenza non immaginava minimamente che si sarebbe legato così tanto alla città di Peja. A differenza di molti altri internazionali, Marco preferiva, invece di fare il turista in giro per il Kosovo, passare del tempo con gli amici kosovari, andare a comprare burek, la pietanza locale, o fare acquisti al mercato scambiando qualche parola in albanese imparata durante il corso di lingua. “Quando giunse il momento di tornare in Italia fu come se stessi per abbandonare la mia seconda casa.” dice con un po’ di nostalgia.

Da qualche tempo l’ISF è tornata a collaborare con ATB. In agosto un gruppo di studenti di ingegneria di Torino e Trento hanno, a loro volta, avuto la possibilità di conoscere i Balcani attraverso un viaggio di conoscenza con destinazione una città che anni prima aveva colpito Marco: Kraljevo. Dopo un percorso di formazione, in cui i giovani hanno conosciuto meglio il contesto in cui opera ISF, il gruppo è andato in Serbia dove ha svolto un campo di lavoro insieme ai coetanei dell’organizzazione giovanile Positive Youth.

Siamo agli inizi di un percorso che vede di nuovo intrecciarsi le strade di ISF e ATB. Un percorso che prima o poi porterà nuovamente Marco nei luoghi dove ha conosciuto tante persone, assaporato culture diverse e vissuto delle esperienze che non dimenticherà mai. Nei Balcani, la sua seconda casa.

di Emina Ristović

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PROGETTO
L’azione si è posta in continuità e a completamento dell’esperienza di monitoraggio delle acque svolta nel 2007 in collaborazione con la facoltà di Ingegneria Ambientale di Trento e la Facoltà di Biologia di Priština.  A partire da una riconsiderazione dei dati ottenuti nel 2007 si sono promosse attività sul territorio volte alla sensibilizzazione e al miglioramento della gestione delle acque nella Municipalità di Peja/Peć .
CONTESTO
La città di Peja/Peć si trova nel centro della regione più occidentale del Kosovo, ai piedi delle montagne che si ergono sulla gola della Val Rugova. L’area in cui si trova è di grande interesse storico e geografico e vanta la presenza di importanti simboli delle diverse comunità etniche presenti sul territorio: antiche residenze albanesi (kulle), antiche moschee e il patriarcato ortodosso serbo. Nonostante la guerra sia finita nel 1999, Peja/Peć resta terra di forti differenze. Differenze che richiedono percorsi di elaborazione e trasformazione del conflitto e integrazione sociale, ma che sono anche ricchezze da valorizzare verso la sfida di uno sviluppo consapevole ed integrato.
L’associazione Trentino con i Balcani – ATB coordina le esperienze di solidarietà internazionale, cooperazione e scambio fra la comunità trentina e territori diversi del Sud Est Europa, tra cui c’è anche il Kossovo nel quale è presente dal 1999. Uno dei settori in cui ATB opera è lo sviluppo locale che comprende diverse attività tra le quali anche la sensibilizzazione della cittadinanza sulle tematiche ambientali.
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